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Fringe Benefits e Flexible Benefits – Le Differenze

Fringe Benefits e Flexible Benefits – Le Differenze
 
Oggi sempre più imprese scelgono di concedere ai propri collaboratori una serie di benefit, che possono spaziare dal cellulare aziendale ai buoni carburante, con lo scopo di integrare il loro stipendio e sgravarli di alcuni oneri. Numerose sono le tipologie di benefit che un’azienda può erogare ai propri dipendenti, e possono essere raggruppati in due categorie, che godono di trattamenti fiscali diversi: i fringe benefits e i flexible benefits.  

FRINGE BENEFITS
Si tratta di elementi che, sanciti da contratto, vengono forniti al dipendente tramite beni o servizi e non in forma di denaro contante. Definiti anche come “compensi in natura”, i fringe benefits più comuni sono ad esempio il telefono cellulare, il computer portatile, l’abitazione in affitto, i buoni pasto e l’automobile in concessione privata. Questi benefits sono solitamente disciplinati all’interno del contratto individuale che l’azienda stipula con il lavoratore e, in linea generale, concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Questo significa che, essendo parte della retribuzione, essi sono oggetto di tassazione. La regola generale, stabilita dall’articolo 51 comma 3 del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi), disciplina infatti l’applicazione del valore normale per i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro e la tassazione solo se l’importo eccede i 258,23 Euro. 
Esiste tuttavia una soglia di esenzione per la retribuzione in natura: sempre secondo la norma, infatti, non concorrono a formare reddito i beni e i servizi garantiti dal datore di lavoro quando il loro valore complessivo non supera, nel periodo d’imposta (anno intero), la cifra di 258,23 Euro

FLEXIBLE BENEFITS
Per flexible benefits si intende una serie di beni o servizi che l’azienda decide di erogare al dipendente affiancandoli alla retribuzione e che si inseriscono nel quadro delle politiche di welfare aziendale. Il loro obiettivo principale è quello di migliorare la vita privata del lavoratore, alleggerendolo di alcuni carichi, con risvolti positivi sulla sua motivazione, sul suo senso di appartenenza all’azienda e quindi sulla sua produttività. 
I flexible benefits non sono disciplinati all’interno del contratto individuale e sono dunque frutto di una scelta aziendale, oppure esito di una contrattazione collettiva. Sono finalizzati a migliorare il benessere personale e familiare del dipendente: tra i più comuni troviamo infatti asili nido, borse di studio, assicurazioni sanitarie, previdenza complementare, abbonamenti al trasporto pubblico e così via. In linea generale il lavoratore ha la facoltà di scegliere i benefit che più si adattano alle sue esigenze.  
I flexible benefits godono di un trattamento fiscale agevolato: i servizi che abbiamo elencato prima, a partire dal 2016, sono infatti esenti dal pagamento di tasse e contributi in quanto non concorrono a costituire il reddito da lavoro dipendente. Fanno eccezione solo i fringe benefits (abbiamo visto poco sopra), la previdenza complementare (il cui limite di esclusione dalla base imponibile fiscale è fissato a 5.164,57 Euro), e le casse sanitarie (il cui limite di esenzione è pari a 3.615,20 Euro). 
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